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  • cozzuFUcoliperformance - foto Massimo Cama
  • cozzuFUcoliperformance - foto Massimo Cama
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federico.cozzucoli
federicocozzucoli@gmail.com
+393473327194

La mostra-evento di Federico Cozzucoli, curata da Elena Marelli ed allestita all'interno del portico della Basilica di San Clemente, vuole celebrare la morte ripercorrendo la vita.
Due accompagnatori condurranno l'ospite in un percorso circolare composto dalle opere e dagli oggetti appartenuti all'artista Federico Cozzucoli, dalle video installazioni curate da Paolo Assenza e dall'ambientazione sonora del compositore Giovanni Mirabile. L'avvenimento verrà documentato dai fotografi Massimo Cama e Guido Laudani.

Federico Cozzucoli con lo sguardo costantemente rivolto all'icona, supportato dagli studi teologici, realizza in senso moderno lavori che narrano la sacralità del quotidiano, fotografando il reale e accostandolo a materiali preziosi. Con il materiale prezioso, sottolinea, valorizza, innalza e riformula una parziale visione del mondo, proponendo al pubblico una visione provocatoria e contemporaneamente critica dell'immaginario collettivo e rilevando il valore mistico e religioso dell'uomo.

L'artista sollecita ed invita alla riflessione nel tentativo di riformulare il valore di "essere" umano. In questa performance, tutt'altro che blasfema, l'artista vuole, anche ironicamente, denunciare la paura della morte come ostacolo alla possibilità di vivere pienamente.

La mostra, concepita come esposizione di oggetti appoggiati a terra che descrivono e raccontano il defunto, rappresenta una morte inattesa, un evento che non si può programmare ma di cui si può essere concettualmente coscienti. Questa scelta stilistica è data dalla necessità di sottolineare l'ingovernabilità della morte, un evento che racchiude in sé l'interrogativo sul senso dell'esistenza. Mettere in scena il funerale serve ad affermare che nella consapevolezza della morte c'è la coscienza della vita.

ELENA MARELLI

Testo dedicato all'artista pubblicato all’interno del catalogo www.plot@rt.europa

“Eppure il lutto è stato fino ai nostri giorni, il dolore per eccellenza, la cui manifestazione era legittima e necessaria”. Lo storico francese Philippe Airès ha scritto molto sulla morte e sul morire, sulle pratiche luttuose  che da sempre accompagnano l’uomo nel suo relazionarsi alla cessazione ultima piena di lacrime e sguardi bassi. Condolersi diventa spesso un impegno dal quale si vorrebbe essere esonerati come da un regalo di nozze troppo costoso, ma il costume occidentale impone partecipazione e costringe al dolore collettivo. Presenziare all’ultimo saluto al “fu” è leit motiv di nero vestito che immancabilmente ci appare mentre viviamo certi di vivere per sempre. Cozzucoli, per un immortalità dell’anima che lasciasse giudice il pubblico, ha provato a morire prima che la nera signora prendesse la sua resa. è andato, ha smesso, si è fermato. In occasione della veglia fasulla ha convocato ospiti da eventi espositivi e affetti/effetti personali che ritraessero il suo essere stato. L’arte del morire diventa quindi morire ad arte, morire non in pubblico come per un seppuku da tradizione, ma per il pubblico come esemplificazione di quanto accadrà. Non esiste spettacolo e non si reca il disturbo: viene proposto un dialogo che percorre e scopre la necrocultura perché i presenti ne accettino la presenza indipendentemente dalle ufficiali partecipazioni a lutto ricevute per posta. Non sono certo il primo a ricordare che Arte e Morte hanno la stessa desinenza...

STEFANO ELENA
FEDERICO COZZUCOLI