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  • Vetrata 1142 stampe su carta fotografica
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  • Sainte Chapelleinstallatione alla MEM di Cagliari - foto Gesto Segno Disegno
  • Sainte Chapelleinstallatione alla MEM di Cagliari - foto Gesto Segno Disegno
  • Sainte Chapelleinaugurazione alla MEM di Cagliari - foto Gesto Segno Disegno
  • Sainte Chapelleinaugurazione alla MEM di Cagliari - foto Emanuela Melis
  • Sainte Chapelleinaugurazione alla MEM di Cagliari - foto Michele Borsato
  • Sainte Chapelleinaugurazione alla MEM di Cagliari - foto Gesto Segno Disegno
  • Sainte Chapelleinaugurazione alla MEM di Cagliari - foto Emanuela Melis
  • Sainte Chapelleprimo incremento dell'installazione alla MEM di Cagliari - foto Xmem
  • Sainte Chapelleprimo incremento dell'installazione alla MEM di Cagliari - foto Xmem
  • Pandora 1.1 live di Matteo Campulla alla MEM di Cagliari - foto Gesto Segno Disegno
  • Pandora 1.1live di Matteo Campulla alla MEM di Cagliari - foto Emanuela Melis
  • Pandora 1.1live di Matteo Campulla alla MEM di Cagliari - foto Gesto Segno Disegno
  • Sainte Chapelleinaugurazione all'Ex Monte Granatico di Donori - foto Jonathan Poddesu
  • Sainte Chapelleinaugurazione all'Ex Monte Granatico di Donori - foto Jonathan Poddesu
  • Sainte Chapelleinaugurazione all'Ex Monte Granatico di Donori - foto Jonathan Poddesu
  • Pandora 1.2inaugurazione all'Ex Monte Granatico di Donori - foto Gesto Segno Disegno
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  • Sainte Chapelleinstallatione alla Agorà Multimediale in Ghilarza - foto Gesto Segno Disegno
  • Sainte Chapelleinstallatione alla Agorà Multimediale in Ghilarza - foto di Gesto Segno Disegno
  • Sainte Chapelleinstallatione alla Agorà Multimediale in Ghilarza - foto Gesto Segno Disegno
  • Sainte Chapelleinstallatione alla Agorà Multimediale in Ghilarza - foto Gesto Segno Disegno
  • Sainte Chapelleinstallatione alla Agorà Multimediale in Ghilarza - foto Gesto Segno Disegno
  • Pandora 1.3live di Davide Mocci all'Agorà Multimediale di Ghilarza - foto Gesto Segno Disegno
  • Pandora 1.3live di Davide Mocci all'Agorà Multimediale di Ghilarza - foto Gesto Segno Disegno
  • Sainte Chapelleinstallazione al Laboratorio Urbano THE FACTORY di Palagiano - foto The Urban Lab Spazio per le Arti Visive
  • Sainte Chapelleinstallazione al Laboratorio Urbano THE FACTORY di Palagiano - foto The Urban Lab Spazio per le Arti Visive
  • Sainte Chapelleinstallazione al Laboratorio Urbano THE FACTORY di Palagiano - foto The Urban Lab Spazio per le Arti Visive
  • Sainte Chapelleinstallazione al Laboratorio Urbano THE FACTORY di Palagiano - foto The Urban Lab Spazio per le Arti Visive
  • Sainte Chapelleinstallazione al Laboratorio Urbano THE FACTORY di Palagiano - foto The Urban Lab Spazio per le Arti Visive
  • Sainte Chapelleinstallazione al Laboratorio Urbano THE FACTORY di Palagiano - foto The Urban Lab Spazio per le Arti Visive
  • Pandora 1.4live di Remigio Furlanut al Laboratorio Urbano THE FACTORY di Palagiano - foto The Urban Lab Spazio per le Arti Visive
  • Pandora 1.4live di Remigio Furlanut al Laboratorio Urbano THE FACTORY di Palagiano - foto The Urban Lab Spazio per le Arti Visive
  • Pandora 1.4live di Remigio Furlanut al Laboratorio Urbano THE FACTORY di Palagiano - foto The Urban Lab Spazio per le Arti Visive
  • Pandora 1.4live by Remigio Furlanut at Laboratorio Urbano THE FACTORY in Palagiano - photo The Urban Lab Spazio per le Arti Visive
  • Pandora 1.4live by Remigio Furlanut at Laboratorio Urbano THE FACTORY in Palagiano - photo The Urban Lab Spazio per le Arti Visive
  • Pandora 1.4live by Remigio Furlanut at Laboratorio Urbano THE FACTORY in Palagiano - photo The Urban Lab Spazio per le Arti Visive
  • Pandora 1.4live by Remigio Furlanut at Laboratorio Urbano THE FACTORY in Palagiano - photo The Urban Lab Spazio per le Arti Visive
  • Pandora 1.4live by Remigio Furlanut at Laboratorio Urbano THE FACTORY in Palagiano - photo The Urban Lab Spazio per le Arti Visive
  • Pandora 1.4live di Remigio Furlanut al Laboratorio Urbano THE FACTORY di Palagiano - foto The Urban Lab Spazio per le Arti Visive
  • Pandora 1.4live di Remigio Furlanut al Laboratorio Urbano THE FACTORY di Palagiano - foto The Urban Lab Spazio per le Arti Visive
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federico.cozzucoli
federicocozzucoli@gmail.com
+393473327194

Sainte Chapelle
mostra/opera d'arte collettiva

UN PROGETTO DI

Federico Cozzucoli


CON IN ORDINE DI PARTECIPAZIONE:
Monica Scidurlo Alessandro Pili Fabiana Collotto Tiziana Befani Sara Montani Simona Sarti Matteo Campulla Violeta Vollmer Rossana Piras Francesca Ore Antonella Albani Alessandro Severin
Angela Impagliazzo Marco Tullio Dentale Serena Damiani Artekreativa Gisella Pasquali Huda Takriti Elisa Sassera Annalisa Parisii Maria Cecilia Bossi Emanuela Melis Giovanna Madau Maura Argiolas Alfonso Lentini Lidia Scaravaglio Massimo Caria Rozita Fogelman TAD [Tech+Art+Design] Alessandra Loi Ina Mindiuz Sonja Benskin Mesher Maria Cassatas Tufano Fiuto Darika Domenico Severino Roberto Scala Fabio Speciale Gloria Keller Patrizia Nicolini Daniela Spoto Chicco Sabbatella Gianni Polinas Paolo Viterbini Ellen G. Vincenzo Tolu Giulia Ripandelli Eliseo Pau Alessandro Antonucci Fabio Petretto Anna Autuori Luciano Caggianello Milena JK7 Vincent Wood Federico Fistarol Maurinomangiapanio Karma Chodon Xa Na Hiroshige Antonella Sportelli Petra Probst Mey Blond Jenny <aRaTI.ram:aaRTI> Corrado Pizzi Luisa Valenzano Valentina Montesano V. Rostella Grazia Salierno Doriana  Frau Lucilla Campioni  Minghan Gong

TESTO  CRITICO A CURA DI
Simona Campus

CON UNA NUOVA NOTA DI
Margherita Capodiferro

Si dice spesso e si scrive ripetutamente, perché corrisponde a verità: la maggior parte di noi ricorda con assoluta precisione il luogo dove si trovava e cosa faceva quando, l'undici settembre 2001, Al Qaeda sferrava l'attacco al World Trade Center e al cuore degli Stati Uniti d'America. La tragedia, che quel giorno sospendeva il tempo delle nostre quotidianità, si accompagnava ad una inaudita spettacolarizzazione, con le televisioni di tutto il mondo a trasmettere schianti, fumo, cenere, e tutto il mondo, o quasi, ipnotizzato a guardare. In termini di spettacolarizzazione della realtà, esisteva invero un precedente: i cieli di Baghdad, squarciati dalle bombe di Desert Storm, il diciassette gennaio 1991. Già la guerra del Golfo, la prima guerra della comunicazione globale, ci era apparsa simile ad una sequenza cinematografica, fuoco d'artificio brillante di verde intenso tra le palme delle notti mediorientali.
Con quel funesto brillare smeraldo, accompagnato dai commenti audio originali di Al Jazeera e della CNN, si apre l'opera video Sainte Chapelle, di Federico Cozzucoli. Nel video, a Baghdad si avvicenda New York, a New York ancora l'Iraq e poi l'Afghanistan, ancora guerra, ancora la potenza dei media, l'impiccagione di Saddam Hussein, l'annuncio della morte di Osama Bin Laden, i discorsi alla nazione dallo Studio ovale. La vita e la morte che si confondono con un videogame. In primo piano, la Terra gira veloce, senza sosta, senza senso. È una sfera impazzita, colorata dalle visioni quasi psichedeliche elaborate da Cozzucoli attraverso l'utilizzo di differenti tecniche; visioni le quali, progressivamente, inaspettatamente, si compongono in forma di vetrata gotica. Tra le tessere virtuali della vetrata, i moduli astratti, talvolta optical, si alternano alle figurazioni, con ulteriori riferimenti politici e sociali - da Silvio Berlusconi ai pontefici della Chiesa cattolica - ma anche citazioni dalla storia dell'arte, primo tra tutti Vincent Van Gogh e il suo Autoritratto con orecchio bendato e pipa (1889). Il video e la vetrata digitale esistono autonomamente l'uno dall'altra; insieme concorrono a costituire un progetto artistico unitario e originale - alla vetrata si connette la suggestione del titolo Sainte Chapelle -, concepito a partire proprio dai fatti dell'undici settembre.
Molti e illustri si sono misurati, nel corso degli ultimi dodici anni, con la voragine provocata nella sensibilità occidentale dal crollo delle Torri gemelle. Già nel 2002, undici registi di altrettanti paesi, che hanno diretto undici cortometraggi, ciascuno della durata simbolica di undici minuti, nove secondi e un fotogramma, confluiti nel film 11'09"01 September 11, ideato e prodotto da Alain Brigand. In ambito musicale Bruce Springsteen, con The Rising (2002). In letteratura Don DeLillo, il cui romanzo Falling man (2007) presuppone la fotografia celeberrima di un uomo che precipita dalla Torre nord, scattata da Richard Drew alle 09:41:15: un momento e un'immagine, quantunque un'immagine documentaria, di forza drammatica tale da ridiscutere le prerogative dell'espressione propriamente artistica al cospetto della catastrofe. Sono certo assai significative l'installazione di Hans-Peter Feldmann 9/12 (2001) o la tela di Gerhard Richter September (2005); pur tuttavia, come è stato sottolineato nell'occasione della mostra September 11, curata al MoMA PS1 da Peter Eleey, per il decennale, i fatti dell'undici settembre rimangono sottorappresentati nel contesto dell'arte contemporanea, probabilmente a causa dell'impatto tremendamente estetico dell'avvenimento di per sé stesso.
Il progetto di Cozzucoli parte dai fatti dell'undici settembre per chiamarci a riflettere sugli equilibri del nostro pianeta, fragili, o di nuovo drammaticamente precari in questi mesi di tensione internazionale, epicentro la Siria. Interrogandosi, e interrogandoci, sulle dinamiche della spettacolarizzazione esaltata dai media - si pensi in tal senso anche al controverso Flipbook 9/11 (2005) di Scott Blake - Cozzucoli accetta la sfida imposta da Ground Zero: non immagina un'opera compiuta, definita, ma - con Umberto Eco - un'opera aperta, che venga modificata, alterata, contaminata da interventi esterni. Nell'universale cappella laica del world wide web, tutte le riflessioni possono essere accolte, tutti i contributi, le intelligenze, i talenti. Si tratta di un progetto che partecipa di esperienze provenienti dall'arte digitale, dalla net art, dalle pratiche relazionali e dal concetto di postproduzione. Infatti, corrisponde alla definizione formulata da Nicolas Bourriaud di opera d'arte come «interstizio» ovvero «spazio delle relazioni umane che, pur inserendosi più o meno armoniosamente e apertamente nel sistema globale, suggerisce altre possibilità di scambio rispetto a quelle in vigore nel sistema stesso» (Nicolas Bourriaud, Estetica relazionale, traduzione italiana dal francese di Marco Enrico Giacomelli, Milano, Postmediabooks, 2010). Con Sainte Chapelle, Cozzucoli recupera la dimensione sociale della cultura e al contempo affronta alcuni nodi cruciali, relativi all'autorialità e alla fruizione dell'arte. Alla frammentazione dell'identità e all'incerta soggettività dell'esistere attuale, risponde con la ricerca del dialogo e dell'incontro. Dopo le modifiche, le alterazioni e le contaminazioni che deriveranno dagli interventi di quanti vorranno farsi protagonisti del workshop online, nascerà un'opera nuova, in continua evoluzione, collettiva, partecipata e del tutto imprevedibile, nel modo in cui imprevedibili devono essere i risultati del dialogo e dell'incontro, di persone e idee.


SIMONA CAMPUS

“Sainte Chapelle” è una “esperienza”. Una esperienza caratterizzata essenzialmente dal concetto di network. Un “sistema, un gruppo di individui interconnessi e cooperanti” in una comunicazione diretta, senza filtri né censure. La totale apertura; l’orizzontalità; la non competitività richiamano alla mente l’Arte Postale e la sua sostanziale peculiarità: la raccolta di contaminazioni e contributi inviati e ripresi a creare un nuovo gioco. L’arte evolve e lo fa seguendo i tempi e le teorizzazioni e così possiamo parlare di Web Art, Net Art e Arte relazionale (Nicolas Bourriaud) in cui l’artista si adopera per creare dispositivi in grado di attivare la creatività del fruitore trasformando l'oggetto d'arte in un luogo di dialogo, confronto e, appunto, di relazione in cui perde importanza l'opera finale e assume centralità il processo, la scoperta dell'altro, l'incontro. Questa peculiarità sembra abbracciare più ambiti della società contemporanea, quale modalità ambita a più livelli. Primo veicolo di contaminazione e diffusione dell’opera è il web. Uno scambio/dialogo aperto e allargato che sottintende l’opportunità di confrontare e arricchirsi di esperienze diverse, lontane geograficamente e socialmente. In questo modo il costrutto artistico si fa realmente aperto, dinamico, poli-sensoriale. La partecipazione conserva l’imprevedibile, mutando i tradizionali concetti di “opera”, “artista”, “fruitore”. Dove l’artista diventa “attivatore” di processi e l’informazione, comunicazione della percezione soggettiva ed universale, legata ad eventi storici che ci hanno colpiti a livello planetario. Le guerre. Le torri Gemelle. L’11 settembre. Fragili equilibri su cui, Cozzucoli, ci chiama a riflettere, coinvolgendo altri artisti, creativi, appassionati che come lui rispondono singolarmente e in coro a comporre la vetrata “testimonial” di un comune sentire rivisto e rivisitato con espressività ed esperienze differenti. È il recupero di una dimensione sociale e culturale dell’arte. Il riconoscimento delle differenze. La restituzione di un opera collettiva declinata a livelli di percezione non solo visivi ma tattili, sensoriali, multimediali. Attraverso la “sua chiamata” il “dono”: 138 immagini digitali stampate su carta fotografica 9x15, come fossero singole pagine di un diario, ordinate cronologicamente a comporre una “Vetrata” gotica. È la “restituzione”, lo scambio, la catarsi del dialogo che si fa racconto di una coscienza universale: una seconda “Vetrata”, risultato dei contributi digitali ritornati all’artista e da lui ricomposti. Il video "Sainte Chapelle" è la vera celebrazione dei fatti dell’11 settembre, sequenze di immagini e audio tratti dal web, dalla prima guerra del Golfo, al crollo delle Twin Towers, fino ad arrivare all’esecuzione di Gheddafi. È qui che l’immagine di un globo che gira, a comporre l’immagine della “vetrata madre” realizzata da Cozzucoli, ci ridona il senso. L’essenza della rappresentazione del mondo reale offerta dall’artista dialoga con un secondo video “Pandora” (interpretato live dal musicista Remigio Furlanut durante l’inaugurazione del 12 settembre 2014 al Thefactory di Palagiano) anche’esso frutto di contributi, modificazioni e contaminazioni a interpretare coralmente il mondo attuale dopo l’11 settembre. In una società in cui spesso è il protagonismo l’elemento predominante, condividere una visione allargata, senza verticalismi, che rende protagonisti senza distinzione alcuna ha un sapore nostalgico, di altri tempi o altre lotte. Eppure, il web, l’interconnessione in tempo reale ci bombarda in ogni istante di immagini, informazioni, suoni, togliendoci ogni spiraglio critico e consapevole. È la rivoluzione della comunicazione, una pluralità allargata che rischia l’appiattimento nel magma del tutto. Fare “rete” è il grido che si leva da più fronti. Per superare la voce orizzontale del tutto. Allacciare collaborazioni. Sentirci meno soli. Non ci resta che “vivere” questa esperienza e lasciare che alimenti ulteriori e infinite riflessioni sul nostro “essere” oggi.


MARGHERITA CAPODIFERRO
FEDERICO COZZUCOLI