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MARTIRIUM
DODICI
SIMONIA
COZZUFUCOLI
GLORIA
  • MartyriumRitratto fotografico dell'artista di Massimiliano Marraffa foto del panorama ed elaborzione digitale di Federico Cozzucoli
  • Martyriumperformance - foto Barbara Vigo
  • Martyriumperformance - foto Barbara Vigo
  • Martyriumperformance - foto Barbara Vigo
  • Martyriumperformance - foto Valeria Demuru
  • Martyriumperformance - foto Barbara Vigo
  • Martyriumperformance - foto Valeria Demuru
  • Martyriumperformance - foto Barbara Vigo
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  • Martyriumperformance - foto Valeria Demuru
  • Martyriumperformance - foto Barbara Vigo
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  • Martyriumperformance - foto Barbara Vigo
  • Martyriumperformance - foto Barbara Vigo
  • Martyriumperformance - foto Sabrina Maccioni
  • Martyrium performance - foto Barbara Vigo
  • Martyriumperformance - foto Sabrina Maccioni
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federico.cozzucoli
federicocozzucoli@gmail.com
+393473327194

sacrificio

l'ho fatto perché tu fossi fiero di me.
perché mi amassi.
perché mi lasciassi in pace.
e se qualcuno ha sofferto, non ho forse sofferto io tutto questo tempo cercando di piacerti?
tu, il grande padre. onnipotente, onnisciente, onnipresente. tu, che mi hai dato la vita, che non mi hai mai fatto mancare nulla, tu che mi hai fatto riposare su pascoli erbosi e mi hai condotto ad acque tranquille.
viene un momento in cui i figli ti odiano, padre, è così che si diventa adulti. ti odiano, sì.
e poi i figli si accorgono che adulti non lo diventeranno mai, perché tu non vuoi. tu ci mostri il tuo bastone e il tuo vincastro e riempi i nostri calici, e i figli restano per sempre bambini. nessuno sarà mai grande quanto te.
eppure non è questo che ci chiedi? di distinguerci, diventare qualcuno, dimostrarti ciò che siamo in grado di fare?
ebbene, io l'ho fatto, ho colto il frutto proibito. ora tutti mi guardano, sono importante, così importante che la gente si è riunita qui in questo giorno per parlare di me.
oh, quello che ho fatto! le mani si rifiutavano, il cuore le gambe ogni mia cellula si rifiutava. ho resistito, sono stato più forte: io comandavo, io volevo!
e così, ecco, ho spezzato il collo morbido. il fiato si è interrotto e gemiti e occhi negli occhi mentre il sangue mi scorreva addosso. una forza tremenda, un potere raccapricciante che nemmeno immaginavo di avere, la potenza che spezza l'atomo, questo è ciò che sono stato. e, come un atomo spezzato, il mio cuore è esploso in una nuvola.
non soffro più, non sento più nulla. come potrei, se l'anima mi si è bruciata? la sua polvere mi ricopre dalla testa ai piedi, sono nero. e finalmente sono cresciuto: ora sono adulto.
 
guardali, padre, guarda i tuoi figli sacrificare infanzia e fragilità per provare a essere grandi, perché si parli di loro con rispetto e timore come si parla di te.
dovrei ucciderli tutti, questi miei fratelli, per ritrovarmi solo nel nido, unico figlio, il figlio prediletto, l'eletto. invece dovrai accontentarti del sacrificio di un agnello.
ho scelto il più giovane, candido, un innocente ancora troppo estraneo alla morte anche solo per sospettarla. si affidato alle mie mani e io te l'ho consegnato.
 
il cielo fuori dalle sbarre è limpido. e mi ignora.
ho ucciso e sarò ucciso a mia volta, secondo legge. si uccidono le masse, ma quella è la guerra, si uccide per la pace e non si guarda l'agnello negli occhi.
 
verrai? ti vedrò seduto tra gli altri, quando mi porteranno dal giudice legato, con le mani imprigionate?
padre, hai avuto il tuo agnello sacrificale. accetta il mio dono. con questo sacrificio io ti placo e tu non mi chiederai più niente e niente mi farà più male.
lo so, non te lo aspettavi. e invece è successo, la tua creatura ti è sfuggita di mano.
ascolta, c'è ancora nell'aria il pianto dell'agnello. l'agnello di carne e di sogni, ché sono anch'io fatto di sogni, ché quello è il mio pianto, l'agnello sono io. perdonami padre perché ho peccato.
 
il momento è arrivato. ti sto pregando, parlami! solo ora forse sono pronto ad ascoltarti. mi tormenta il dubbio di non averti mai capito, di non averti mai davvero conosciuto, di non aver saputo amarti come tu hai amato me. dimmi ti prego che mi perdoni.
ma soprattutto, prima che la vita mi abbandoni, prima di ritrovarmi nudo di fronte a te, nudo senza più innocenza e senza più infanzia, voglio che sia tu a domandarmi perdono:
perdonami, figlio, per come ti ho creato. perdonami, caino.

DAVIDE TOLU
FEDERICO COZZUCOLI