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S_OGGETTO
MARTYRIUM
DODICI
SIMONIA
COZZUFUCOLI
GLORIA
  • Dodiciperformance - foto Carlo Gallerati
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federico.cozzucoli
federicocozzucoli@gmail.com
+393473327194

Dodici come il numero degli apostoli prescelti per l’ultimo banchetto con il Cristo, dodici eletti come quelli scelti dall’artista Federico Cozzucoli nella performance per incarnare quei dodici destinati a vivere in eterno. Utilizzando l’iconografia religiosa, l’artista è investito dall’arte che lo rappresenta, del potere di scegliere e decidere chi può condividere questo momento di gloria, preferendo alcuni rispetto ad altri. Come nelle precedenti performance interpretate dall’artista, quali Gloria, cozzuFucoli e Simonia, anche in Dodici. Uno alla volta per la prima e ultima volta la tecnica della performance viene definita al meglio, ossia non come una semplice improvvisazione ma come azione dell’artista che dal piano puramente fisico trasforma in autocontrollo mentale una serie di movimenti regolati da una rigore quasi disciplinare. Se da questo punto di vista il significato linguistico trae spunto dalle tradizionali performance definite "public body" per l’importanza che lo spettatore acquisisce nel dare valore all’atto artistico, dall’altro continua ad essere fondamentale in Cozzucoli il concetto dell’esibizione del corpo travestito e separato dall’identità, con evidenti richiami a Luigi Ontani e al sacro simbolismo degli oggetti che costruiscono e riempiono la scena. In questo senso la citazione dell’oggetto e l’utilizzo dell’oro, che ne rafforza il valore sacro, evidenzia il linguaggio Pop che aiuta l’artista a enfatizzare il significato consumistico e simbolico degli oggetti – icone, solo apparentemente frugali.
La doppia valenza con cui l’artista interpreta l’arte e la religione, è la stessa che caratterizza il banchetto, metafora della prima e ultima volta vista in un percorso ciclico che ha inizio con la prima Comunione, a cui l’artista dedica la serie di opere in mostra realizzate con il vintage, e finisce appunto con l’Ultima Cena, rappresentata anche nell’autoritratto "Prima e ultima cena".
Nell’allestimento della cena e nell’insieme del lavoro, non è presente solo l’iconografia cristiano – cattolica, che comunque prevale per l’appartenenza dell’artista a questa cultura. Intervengono, infatti, elementi propri di altre culture e religioni quali quelle ebraica e araba, con l’intento di rappresentare anche l’aspetto multietnico che caratterizza la società contemporanea e denota l’interesse da parte dell’artista ai vari problemi sociali come quello dell’integrazione razziale. Il riferimento al cenacolo leonardiano pertanto non è solo una mera citazione, ma diventa il collegamento simbolico dell’ultimo banchetto, che suggella il valore immortale del convito e unisce con sapiente analogia l’uomo all’arte, così come l’Ultima cena aveva unito i Dodici all’Eterno.

ERICA OLMETTO
FEDERICO COZZUCOLI