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IL DIALOGO
CRISTI, SANTI  E MADONNE!
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  • Cristi, Santi e Madonne!visione della mostra - foto Michele Cirulli
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federico.cozzucoli
federicocozzucoli@gmail.com
+393473327194

Don't say a prayer for me now

Esiste un imperdonabile e frivolo bisogno, nell'uomo che ci è noto.
È quello che chiede d'esser rassicurato dalla cosa ricorrente, da temi, materie e contenuti che accompagnano da sempre la vita terrena confortandola avvalendosi della riconoscibilità di un nome, un logo, un'immagine, un'idea.

Oppure di una F E D E che rende fedeli.

Cozzucoli, teologo pensante, si ferma dai Soligo per una rassegna del suo creare, del suo pensare e del nostro interpretare il credere, attraverso riletture libere che assecondano l'abitudinaria esegesi di un dio documentato, "ciò di cui non si può pensare nulla di maggiore”.

In "Cristi, santi e madonne!" (inventario che, nell'ordine, ho da subito associato: a) all'insegna di un bazar turistico pieno di bellissimi e lampeggianti feticci kitsch destinati ai credenti nel soprammobile protettore; b) al titolo di uno spettacolo teatrale all'aperto da tenersi in periodo estivo per i pochi rimasti a casa; c) all'annuncio di una parata rionale avente per oggetto la versione plurale dei confusi motivi di preghiera che tengon poco conto di latria e dulia) Cozzucoli espone e trasmette alcune delle sue opere maestre, per un compendio che sappia far intendere i modi consueti con i quali l'uomo è solito raggiungere (o raggirare?) il proprio credo.

Questo è quanto vogliamo vedere, quanto può confermare il nostro sentire e il nostro riconoscere Dio nel rispetto dell'indottrinamento acquisito/iniettato. L'inevitabile conferma di "…dogmi basilari della religione cristiana…” (Russell), di "bisogni subordinati degli uomini” (Hegel), di fermezze da catechesi ecclesiale per la domenica mattina che garantiscono al "mondo di fuori" la ricorrenza dell'imago stabilita e consegnata, alla quale confessare – sulla quale scaricare – colpe e paure, incubi e dubbi, crimini e peccati.
Senza l'esigenza urgente d'un colloquio vero o d'un confronto giusto, l'orazioncina a parete espelle il male e torna a casa, paga d'aver assolto gli obblighi e d'esser stata assolta.

Un eloquente passo del "Survivor" di Chuck Palahniuk riesce bene ad informare sulla messa in posa di totem generazionali da implorare, impressi come sigilli nelle tante residenze della chiesa, nei luoghi d'azione presso i quali ha sede il culto: "Nell’ala più antica, c’è un Cristo scarno e romantico, con enormi occhi femminili gonfi di lacrime e ciglia lunghissime. Nell’ala eretta negli anni Trenta, Gesù è un realista sociale con poderosi muscoli da supereroe. Negli anni Quaranta, Gesù diventa un assembramento astratto di cubi e figure piane. Il Gesù anni Cinquanta è uno scheletro in legno d’acero del Modernismo danese. Quello anni Sessanta un’accozzaglia di legname di scarto inchiodato in più punti. Non c’è un’ala che risale agli anni Settanta, e nell’ala degli anni Ottanta non c’è nessun Gesù, ma il solito ottone e marmo verde tirato a lucido che si può trovare facilmente in qualsiasi reparto di un qualsiasi negozio…”.

Non so quanto tutto questo abbia a che fare con la verità della parola di Dio, con la prima delle tre virtù teologali che dovrebbe, aiutata dall'intelligenza, raggiungere quella verità. O quanto piuttosto non si tratti di “…culti salariati come quello di Lourdes con delle elegantone che si sa benissimo per esempio quanto hanno pagato il rosario d’oro e in quale bottega di oggetti e di montature pie dei dintorni di Saint-Sulpice a Parigi è stato confezionato” (Artaud).

Cozzucoli c'è, a dimostrare la riproducibilità tecnica dell'icona, a trasformare la rappresentazione in incarnazione, l'apparizione in performance e lo scatto in testimonianza, grazie ad un'accezione del metodo creativo che traduce la venerazione, l'offerta di reverenza e rispetto, in messaggio attivo che mischia

fra loro nozioni culturali e pratiche popolari, sfruttando il simbolo per (r)aggiungerne altri, inscenando attitudini rituali per attestarne i limiti e suggerirne le crescite.

La sottrazione operata da Cozzucoli discute l'imponibilità di configurazioni dettate e fatte osservare, rimarcando (poco) sarcasticamente il fanatismo e l'esasperazione posticcia rivolti a sentimenti (poco) religiosi che attraversano il settarismo per diventare intolleranti.
Assume in questo senso un valore di particolar rilievo la "Simonia" proposta dal nostro, oggi, quando l'eventualità di acquisizione di beni spirituali in cambio di denaro potrebbe effigiare un'aggiornata parabola sull'approccio dell'uomo al dogma e al magistero, di tanti convertiti Simon Mago interessati all'Agnus Dei for sale del mese o a un Jesus Christ Superstar tutore del tutto da tenere in macchina.

Le reliquie di Cozzucoli sono gadget da regalia, prime ed ultime cene che si offrono all'offerta che sdebita e rasserena. Sistemare una sfinita cesta per l'obolo all'ingresso sarebbe stato d'uopo ma troppo, se si confida nell'auspicio che une gigantesque divinologie de l’homme sia bastevole, a ricordare a quegli uomini che "si sentano per natura obbligati a ubbidire ai comandi divini” una domanda breve: "Non c’è tuttavia nell’animo umano anche un bisogno più sublime che quello per il cibo e i vestiti?”.

Lontano da qualsiasi stile omiletico, il lavoro di Cozzucoli indaga o "solo" afferma l'inclinazione all'osservanza di criteri e norme interni alla metodologia clericale come se, scrive Nietzsche, "i fondatori di religioni fossero caratterizzati dall’infallibilità psicologica nel capire un determinato tipo di anime, che costituiscono la media…”.

Le ragioni della fede si fanno sostanza increata di un mercimonio pop dalla divulgazione ampia e agile, potenziata dalla propensione del consumatore all'analisi insistente del rapporto tra impegno e risultato. Render grazie all'aggeggio cristoforme risolve l'affare sacro e riscuote l'indulgenza, per un adempimento del costume ammaestrato che toglie i peccati del mondo e la supplica ascolta.

"Cristi, santi e madonne!", comune plurale, funge forse realmente da insegna per bazar turistici pieni di bellissimi e lampeggianti feticci kitsch destinati ai credenti nel soprammobile protettore, convinti che nella cosa ricorrente siano racchiusi stato e senso degli insegnamenti acquisiti e che attenzione e apprendimento continui, dopotutto, non siano così necessari a "cercare e saper riconoscere” – diceva Calvino – "chi e cosa, in mezzo all’inferno, non è inferno, e farlo durare, e dargli spazio…”.

Cozzucoli ci invita a consultare il suo breviario, ad affacciarci alla sua expo preparata per traverso tra laude&distorsioni, inni&inganni, celebrazione&intrattenimento. Ci permette di frugare i mortali mentre si salutano l'un l'altro con un santo bacio, di guardarli quando oranti a mani giunte invocano il loro domestico servitore estraneo, là.

Ed è un bene, sia chiaro, poterli scrutare, quei mortali.

Riuscire a conoscerli meglio soppesandone gli atteggiamenti imparati presto e i diligenti vuoti lasciati a riempirsi di scansioni random.

Potrebbe essere persino un privilegio, visitare questo emporio. Un vantaggio concedente a quei piccoli, tenui, ultimi 21 grammi di schiettezza che abbiamo in corpo il diritto di prelazione sui posti a sedere dai quali ci si specchia.

STEFANO ELENA
FEDERICO COZZUCOLI